In una riga: Satispay è il modo più veloce che conosco per dividere un conto tra colleghi senza che qualcuno resti a credito per un mese.
Non lo uso per pagare la spesa: per quello c’è la carta. Lo uso per tre cose precise, e per quelle tre cose non ho trovato niente di meglio.
Per cosa lo uso davvero
- Dividere il conto. Pranzo con i colleghi, uno paga, gli altri gli mandano la quota su Satispay prima di alzarsi dal tavolo. Niente “ti do i soldi domani”, niente IBAN da dettare, niente monete.
- Le collette. Regalo di compleanno, matrimonio, la pizza di fine progetto: la colletta si fa dall’app, ognuno mette la sua parte e si vede chi manca. Chi organizza non deve più inseguire nessuno.
- Integrare i buoni pasto. Quando il conto supera il valore del ticket, la differenza la pago con Satispay al volo, senza tirare fuori la carta per due euro. Molti bar e ristoranti intorno agli uffici lo hanno proprio per questo.
Come funziona il budget settimanale
Satispay non è un conto: si collega al conto corrente con l’IBAN e si tiene un budget settimanale, per esempio 50 €. Ogni domenica notte ricarica quel che hai speso per tornare alla cifra fissata. Se non spendi, non si muove niente. Se finisci il budget, aspetti lunedì o ricarichi a mano.
Sembra un limite, ed è il suo pregio: se ti rubano il telefono, il danno massimo è il budget della settimana.
Perché ai piccoli negozi piace
Non passa dalle carte, quindi al negoziante costa quasi niente rispetto al POS. È il motivo per cui lo trovi al bar sotto casa più spesso del contactless, e perché molti restituiscono una percentuale subito nell’app: il cashback è il modo in cui il negozio ti convince a usare Satispay al posto della carta.
Quando invece no
- Se speri di usarlo ovunque: fuori dai centri e dalle zone uffici la copertura dei negozi cala.
- Se vuoi un conto: non lo è, e non ci sono carte fisiche o prelievi.
Cosa serve per iscriversi
Documento d’identità, codice fiscale e l’IBAN di un conto a tuo nome. Cinque minuti dall’app.